La Panificazione…

La panificazione è un arte, la panificazione è magia, la panificazione è vita. Se si pensa che fin dai tempi antichi esiste quest’ arte, migliorata con il tempo, con gli ingredienti, con le materie prime. Ogni Paese, Città, Regione, Nazione ha un tipo di panificazione che porta ad infiniti prodotti, dalle svariate forme, dai svariati sapori, dolci o salati che siano non ha importanza, è sempre un alchimia, un incontro di ingredienti, chimica, manualità e fantasia.

Nella mia famiglia nessuno ha mai messo le mani in pasta, nessuno mai si è avventurato nel mondo della panificazione, fino a quando non ho cominciato io ad appassionarmi.

Ne ricordo il profumo ed il sapore difficili per me da riprodurre a casa, ne ricordo i tentativi anche solo di avvicinarmi a quei ricordi. Ricordi che affondano le radici in Sicilia, terra di mia mamma, ogni volta che andavamo a trovare i miei nonni, ogni mattina ci recavamo al forno a comprare le mafalde per noi bimbi e i filoni per i grandi, pane di grano d’ uro, color dell’ oro e quel profumo ed atmosfera che solo in un forno Siciliano ho conosciuto. A distanza di anni non ha cambiato la qualità e la bontà del suoi prodotti, il profumo e l’ atmosfera è sempre la stessa, solo la manualità è differente, ora è passata un altra generazione! Come si fa a tornare a  casa e a non portarsi via un pezzo di quei ricordi pur sapendo che come esci dal negozio il sapore è già cambiato.

Sempre pescando nei ricordi legati alla panificazione, non posso dimenticare il pane con l’ uvetta di Chioggia, un panino morbido, non troppo dolce che già alle 10 del mattino fatichi a trovare nelle varie panetterie. Tappa fissa ogni mattina, prima la colazione al bar, il panificio e poi la pescheria. Ogni tre gg era il mio turno insindacabilmente. Entravo nello stesso panificio sotto i portici, ed era come il paese dei balocchi. L’ atmosfera era diversa dal forno siciliano, altri tipi di ingredienti, di impasti (non ricordo di aver mai visto il pane di grano duro ad esempio), prodotti differenti ma anche qui era un emozione ogni volta.

Forse sono un pò antica, forse sono molto nostalgica, ma è sempre stata nostra abitudine, ovunque noi andiamo, entrare in un panificio per assaporare oltre ai prodotti locali, l’ atmosfera, l’ aria ed il profumo. Cercare in ogni luogo il legame con i miei ricordi, una profumo particolare che ti fa scattare la scintilla dei ricordi.

La Panificazione è vita perchè anche per una piadina si da vita ad un impasto, la panificazione è vita perchè sta alla base della nostra alimentazione, la panificazione è vità perchè dentro di essa vivono miscrorganismi che determinano comunque la buona o cattiva riuscita del prodotto.

Il mio profondo rispetto per quest’ arte che tutti son capaci a fare ma poi sanno davvero apprezzarla.

La ricetta che uso quando preparo il pane con l’ uva (le mafalde ancora non sono in grado di farle) è questa presa dal web.

Ingredienti:

500g di Farina 0

100g. di Uvetta

250g. di Latte

100g di Latte

1 bustina di Lievito di birra secco

150g di Burro

sale

Preparazione:

Mettere in ammollo l’ uvetta per 15min. Scolarla e strizzarla un pò per eliminare l’ acqua rimasta. Farla asciugare su un canovaccio.

Versare la farina sul piano di lavoro, formare la fontana (un buco al centro) ed aggiungere il sale, lo zucchero ed il burro fuso precedentemente (evitare di farlo bruciare); cominciare ad impastare solo la parte centrale.

Scaldare il latte ad una temperatura non superiore ai 37° e versarlo al centro della fontana; cominciare ad impastare il tutto.

Aggiungere il lievito, impastare ed unire l’ uvetta passata in due cucchiai di farina. Amalgamare tutti gli ingredienti fino a formare una pagnotta omogenea. Far lievitare in una ciotola oleata fino al raddoppio (circa 2ore).

Trascorso il tempo riprendiamo l’ impasto e lavoriamolo ancora per qualche minuto. Dividiamolo in panetti e facciamo lievitare sulla teglia da forno imburrata o coperta con carta da forno per altre 2 ore.

Infornare a 180° per 15min e poi fino a doratura per altri 25-30min a 160° ca.

Pubblicate la vostra “storia di pane” scrivendo i vostri ricordi nella sezione “Forno Pubblico”www.fornopubblico.com/storiedipane. Condividete sui vostri canali social utilizzando gli hashtag #storiedipane e #fornopubblico.

Siamo in attesa di scoprire le vostre ricette!

Tiziana E.

Buzzoole

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